Cuore, il modello Messina riduce i ricoveri

Un infermiere bussa alla porta, la telemedicina controlla

La Sicilia, domenica 1 novembre 2026, pagina 69

Immaginate una donna di 82 anni. Chiamiamola Maria. Per lei, salire anche solo pochi gradini di scale è diventato un Everest che mozza il fiato. Guarda le sue caviglie gonfie e sa bene che ogni minimo peggioramento, ogni linea di febbre o brivido improvviso, potrebbe significare l’ennesima corsa in ambulanza, le ore infinite in barella e l’angoscia del pronto soccorso. Per migliaia di anziani affetti da scompenso cardiaco, questa non è un’ipotesi: è la quotidianità di una vita sospesa. A Messina, però, questa storia ha cambiato finale. Maria non deve più correre in ospedale, perché è l’ospedale che va da lei. Nasce così il Progetto Scompenso Cardiaco, una sperimentazione avviata nel 2026 dall’Asp di Messina in collaborazione con il Consorzio Sisifo. Una vera e propria rete di protezione cucita attorno al paziente: un infermiere che bussa alla porta in media tredici volte al mese e una centrale di telemedicina che monitora costantemente pressione, peso e parametri vitali. Se un valore oscilla, il medico interviene subito, a domicilio. Prima che la situazione precipiti. Prima che serva un posto letto. I numeri del primo anno di attività parlano chiaro e si muovono lungo due direttrici: l’umanità della cura e la sostenibilità economica.

«Crediamo realmente che la casa è il primo luogo di cura - spiega Stefania Munafò dell’Asp Messina - abbiamo avuto molte soddisfazioni con il monitoraggio, cuore di pulsante di questo progetto, ed è quello di avere aggiunto alla presenza fisica dei professionisti anche quella della continuità del monitoraggio con la telemedicina. Abbiamo sfondato il muro che riservava queste cure solo ai pazienti oncologici dando spazio a queste realtà che meritano attenzione e sono una parte rilevante».

Fino ad agosto 2026, su 321 pazienti cronici gravi seguiti a casa (età media 82 anni), ben 3 su 4 non hanno mai fatto ritorno in ospedale durante il periodo di assistenza. Un successo clinico che si traduce anche in un sollievo per le casse pubbliche: curare un paziente a casa con questo protocollo costa meno di un terzo da ciò che richiederebbe una singola giornata di ricovero ordinario. «È stato un successo», spiega con orgoglio Rosario Alescio, amministratore delegato del Consorzio Sisifo. «Eravamo già convinti dell’idea, ma adesso abbiamo la certezza che questo tipo di percorso può rivoluzionare del tutto il concetto di ospedalizzazione e la continuità assistenziale». La sfida lanciata da Messina tocca il cuore pulsante – e più fragile – del nostro Servizio Sanitario Nazionale.

Lo scompenso cardiaco non è una malattia qualunque: colpisce l’1,5-2% della popolazione e assorbe da solo l’1-2% dell’intera spesa sanitaria italiana. Di questa enorme fetta di risorse, il 60-70% evapora proprio a causa dei ricoveri, con degenze medie persino superiori a quelle di un infarto miocardico acuto. Parliamo di una patologia da cui non si guarisce, ma che si può governare nel tempo attraverso un equilibrio clinico sottilissimo. Fino ad oggi, il vero nemico è stata la frammentazione: ospedali, medici di base e cure domiciliari hanno viaggiato come compartimenti stagni, un difetto strutturale che per il paziente si trasforma in un fattore prognostico negativo. Il “modello Messina” dimostra il contrario. Dimostra che la continuità delle cure, l’integrazione delle competenze e l’uso intelligente della tecnologia non sono un’utopia da convegno, ma una realtà possibile. Quella che restituisce dignità ai pazienti e un futuro sostenibile alla nostra sanità.

Fonte: La Sicilia, 1 novembre 2026, pagina 69.

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